Comprare casa ad 1 euro per salvare le aree rurali

Comprare casa ad 1 euro per salvare le aree rurali

Se avete amici o parenti residenti in città come Parigi, Londra o Milano potreste aver sentito parlare di soluzioni abitative conosciute come “chambre de bonne”, ovverominuscoli appartamenti (in genere monolocali) di pochi metri quadrati dove si può dormire,  fare colazione e lavorare nella stessa stanza. Questo tipo di alloggio è molto comune nelle grandi città, specialmente nei centri cittadini.

Il fenomeno che ha portato milioni di cittadini a vivere in piccole stanze, spesso accatastati come api in un alveare, è noto come “spopolamento”, vale a dire: “una situazione in cui molte persone lasciano un posto e vanno a vivere altrove”.

L’ovvia conseguenza di queste migrazioni è un numero crescente di aree semidesertiche e di regioni con un tasso di natalità sempre più basso. Le ragioni sono difficili da elencare in modo esaustivo, ma è certo che le città più grandi attraggono i cittadini di tutte le regioni periferiche in cerca di migliori opportunità, salari più alti, più servizi e così via. Nel 1950 un cittadino europeo su due viveva in città, ora ne abbiamo tre su quattro e si stima che raggiungeremo l’80% dopo il 2030. Sfortunatamente, secondo un sondaggio condotto da Eurostat, le persone che vivono in grandi città (soprattutto a Parigi e Roma) sono meno felici a causa di stress, smog, traffico, alti costi di vita e disuguaglianza sociale.

Tuttavia, c’è anche un fenomeno che cerca di invertire la tendenza: la migrazione di servizi o la migrazione verso aree piacevoli e tranquille. Una piccola parte della popolazione sta lasciando la città per trasferirsi in villaggi semi-disabitati, circondati dalla natura e dal silenzio.

Al fine di promuovere un ripopolamento omogeneo del territorio, l’Unione europea e l’Italia hanno sviluppato diversi progetti per riportare la popolazione nelle aree rurali: uno di questi progetti è un progetto di sostegno alle imprese chiamato “Philoxenia”, che ha offerto agli uomini d’affari una serie di sovvenzioni per creare start-up nelle aree rurali di Grecia, Italia, Cipro, Slovenia e Malta.

Un altro progetto prevede la vendita di case per solo 1 euro per salvare le aree rurali dal diventare vere e proprie città fantasma.

In Sardegna ci sono due villaggi che partecipano al progetto. Il primo è Ollolai, nella zona della Barbagia, dove la prima casa per un euro è stata venduta lo scorso inverno. Le case sono vendute attraverso un avviso aperto del Comune e sono liberamente consegnate al Comune dai vecchi proprietari, al fine di consentire ai nuovi inquilini, siano essi italiani, stranieri o aziende, di recarsi a Ollolai e far rivivere il centro, sia esso italiano, stranieri o aziende.

Progetti simili sono stati finanziati in Abruzzo, Puglia e Sicilia: il villaggio di Salemi è stato il primo in Italia ed è stato seguito da Gangi, anche in Sicilia, dove sono state messe in vendita un centinaio di case.

Molti turisti si sono interessati al progetto poiché l’idea di acquistare una casa nel Belpaese per solo 1 euro è – comprensibilmente – allettante per molti (nonostante i costi di ristrutturazione, che oscillano in genere tra i 2000 e il 50mila euro).

Per beneficiare di questa opportunità, è sufficiente rispettare le seguenti regole generali, che possono essere applicate in tutte le regioni d’Italia:

  • Fornire un progetto di ristrutturazione e valorizzazione che inizi non oltre 365 giorni dopo l’acquisto;
  • Partecipare all’avviso pubblico in vendita;
  • Pagare al comune l’euro simbolico;
  • Stipulare una polizza di fideiussione di 5.000 euro per tre anni con il Comune coinvolto; la polizza sarà rimborsata alla sua scadenza;
  • Affrontare le spese per le spese notarili, ad es. iscrizione nei registri di proprietà e trasferimento;
  • Impegnarsi ad avviare i lavori di ristrutturazione entro due mesi dall’ottenimento delle autorizzazioni necessarie.
  • Infine, possono essere previste ulteriori regole da parte dei Comuni specifici partecipanti al progetto; per questi, è necessario consultare le comunicazioni pubbliche specifiche.